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Il Carciofo: protagonista della depurazione primaverile

Il Carciofo (dal greco κῑνάρα kinára: Cynara scolymus L.) è una pianta della famiglia delle composite e viene utilizzata sia per uso alimentare, soprattutto nelle cucine Italiane, che secondariamente, medicinale.
Il nome Cynara nasce come cinara «cenere», perché il Carciofo era una pianta che veniva concimata con la cenere, dando così il nome al famoso liquore contro “il logorio della vita moderna” a base di carciofo, appunto.
La parola Carciofo invece deriva dall’arabo “kerschouf ” e significa “spina della terra“; nome che ben si addice se si pensa al gambo spinoso, alle foglie esterne dure come unghie, al fatto che se non cucinato bene è amaro e immangiabile. Insomma, tra raccolta, pulizia, taglio e preparazione, la parte più tenera e succulenta del carciofo, il cuore, la si deve proprio meritare.
Diversi miti si collegano al Carciofo come quello della ninfa Cynara dagli occhi verde-viola che, avendo rifiutato l’amore di Zeus, fu da questi trasformata in carciofo. O il mito di Dafni, il bel pastore dal canto soave tanto amato dagli Dei e per questo mira delle ire della suocera Giunone che lo accecò. Dafni, non potendo più godere della vista, decise di buttarsi giù da un precipizio, ma, proprio nell’attimo in cui stava per schiantarsi a terra, il padre Hermes ebbe pietà di lui e lo trasformò in una rupe (secondo la tradizione quella rupe sorge ancora oggi sul mare di Cefalù). La Madre Terra, come manifestazione del suo dolore per la perdita del bel pastore, fece nascere i Cardi (dal greco ardis punta della freccia-spina).
La sua azione si esercita specialmente in due organi: fegato e reni. I principi attivi del Carciofo incrementano la produzione della bile che svolge un ruolo importante nella digestione dei grassi, ma è anche un veicolo fondamentale per l’eliminazione dal corpo di molte scorie metaboliche, di tossine e del colesterolo.
Il Carciofo attiva fortemente la funzione renale e il suo impiego è sempre seguito da un’abbondante emissione d’urina, di conseguenza è utile per eliminare elementi presenti nell’organismo in eccesso come azoto e urea, favorendo chi soffre di artrite, gotta e ritenzione idrica.
L’escrezione dall’organismo di sostanze tossiche ha inoltre riflessi positivi in molte malattie della pelle, dal prurito all’orticaria, dagli eczemi alla psoriasi.
Un interessante e meno conosciuto aspetto dell’attività terapeutica della pianta consiste nella sua capacità di ridurre la glicemia (il livello del glucosio nel sangue)
Insomma, possiamo proprio definire questa pianta grossolana, come una protagonista importante della depurazione primaverile.